Tecar per il mal di schiena: quando serve e quando no

Mi chiedono la tecar prima di dirmi dove hanno male

Succede spesso: la telefonata comincia con il nome del macchinario e non con il problema. Serve la tecar per la schiena, mi hanno detto che va bene, quante sedute ci vogliono. È una domanda legittima — la tecarterapia è probabilmente la terapia strumentale più conosciuta in ambito muscolo-scheletrico — ma parte dalla fine. La domanda che porta da qualche parte è un’altra: in questo mal di schiena, la terapia strumentale serve o no?

Chi arriva al centro Pegaso Salute di Pesaro, dove ricevo, spesso ha già provato qualcosa: antinfiammatori, una fascia, un ciclo fatto due anni prima per un altro episodio. E quasi sempre si porta dietro un’idea precisa, cioè che ci sia una macchina capace di sciogliere il blocco. Il punto è che il risultato non dipende dal macchinario, dipende da cosa c’è sotto quel dolore e da cosa gli si chiede di fare nelle settimane successive.

Il falso mito da smontare è quello della tecar come cura del mal di schiena. Non lo è, e chi te la presenta così ti sta vendendo una scorciatoia. È uno strumento che in alcune fasi può rendere il dolore più gestibile e permettere di lavorare con le mani e con il movimento su una schiena che prima non tollerava nulla. Vista così ha un senso preciso, e in diversi casi è utile. Vista come percorso completo diventa una serie di applicazioni che passano sopra il problema senza affrontarlo.

Quando in un mal di schiena può avere senso, e quando no

Situazioni in cui può avere un ruolo, sempre dentro un percorso:

  • Fasi acute o molto irritabili, in cui la zona lombare non tollera il contatto e nemmeno il movimento più semplice
  • Contratture estese della muscolatura lombare e paravertebrale, tipiche dopo un blocco improvviso della schiena
  • Rigidità diffusa su zone ampie di tessuti molli, dove il calore in profondità aiuta a rendere il lavoro manuale tollerabile
  • Dolori muscolari che tornano a ondate in chi fa lavori fisici o sta molte ore nella stessa posizione
  • Quando arrivi con una prescrizione ortopedica che indica un ciclo di tecarterapia: in quel caso l’indicazione si segue, aggiungendo la parte manuale

Situazioni in cui non aggiunge nulla, e te lo dico prima di iniziare:

  • Mal di schiena di lunga data in cui il problema principale è il movimento assente e una muscolatura che non sostiene più il carico: qui serve esercizio, non calore
  • Dolore che nasce da un sovraccarico posturale o lavorativo che resta identico dopo il ciclo
  • Quadri in cui il dolore alla schiena è associato a sintomi che vanno prima inquadrati dal medico
  • Quando la persona cerca una soluzione passiva perché il movimento le fa paura: il ciclo la rassicura per qualche settimana e il problema resta dov’è
  • Dolore molto localizzato su una piccola articolazione, dove altre terapie strumentali sono più adatte

Un chiarimento che faccio sempre: se durante la valutazione emergono elementi che non riguardano la fisioterapia — un dolore che non cambia con le posizioni, un dolore notturno che non dà tregua, febbre, perdita di peso non spiegata, una perdita di forza a una gamba che peggiora — il passaggio è dal medico, e la terapia strumentale non è la risposta. Due segnali, però, non aspettano il medico di base: la perdita del controllo di intestino o vescica e la perdita di sensibilità nella zona genitale o all’interno delle cosce vanno valutate immediatamente in pronto soccorso. Sono situazioni poco frequenti, ma vanno riconosciute subito, non dopo quattro sedute.

Che cosa fa la tecar, e cosa non può fare

Produce calore in profondità — la tecarterapia lavora attraverso il passaggio di una corrente ad alta frequenza nei tessuti, che genera calore dall’interno invece di applicarlo dall’esterno. Sulle zone ampie e sui tessuti molli, come la muscolatura lombare, è il motivo per cui viene usata più che su altre sedi.

Può rendere il dolore più gestibile nel breve periodo — è l’effetto che le persone riferiscono più spesso: una zona meno reattiva, una muscolatura che si lascia toccare, la possibilità di provare un movimento che prima era impensabile. È una finestra utile, e va sfruttata subito con il lavoro manuale e con l’esercizio.

Non modifica le strutture della colonna — non ripara un disco, non riduce l’artrosi, non raddrizza nulla. Va detto chiaramente perché molte persone arrivano convinte del contrario, spesso dopo aver letto un referto. Quello che si può migliorare è il dolore e la capacità di muoversi, e nella pratica è ciò che cambia la giornata.

Non sostituisce il movimento — una schiena che ha male tende a muoversi meno, e meno si muove più diventa sensibile. Nessuna applicazione interrompe questo circolo da sola: lo interrompe il ritorno graduale al carico, guidato. La strumentale può togliere l’ostacolo iniziale, non fare il percorso al posto tuo. Il discorso vale anche per i quadri in cui il dolore parte più in basso, come nel dolore localizzato nella zona delle fossette lombari, dove la parte attiva è determinante.

Serve davvero o è diventata un’abitudine? Quello che si può dire

Sulla lombalgia le indicazioni più condivise sono piuttosto concordi su un punto: il centro del trattamento è l’esercizio, insieme all’informazione e alla ripresa dell’attività, mentre le terapie fisiche hanno un ruolo di supporto, non di protagoniste. Questo non le rende inutili. Significa che un ciclo di tecar può accompagnare la fase iniziale di un percorso e rendere praticabile il resto, ma che un percorso fatto solo di applicazioni tende a esaurire il suo effetto poco dopo la fine del ciclo.

Nella pratica quotidiana questo si traduce in una scelta caso per caso. Ci sono persone a cui propongo la tecarterapia dalla prima settimana perché senza non riuscirei a lavorare sulla zona; altre a cui dico che nel loro caso non serve, anche quando la chiedono espressamente, e capita che arrivi qualcuno convinto di aver bisogno di un macchinario e che se ne vada con un programma di movimento e qualche seduta di terapia manuale. In entrambi i casi la ragione la spiego prima di cominciare, e durante il percorso rivaluto: se dopo le prime sedute la risposta non è quella attesa, cambio impostazione invece di proseguire per inerzia fino alla fine del pacchetto.

Quando non si può fare

Esistono condizioni in cui la tecarterapia non si esegue, indipendentemente dal motivo per cui ti rivolgi a me. Le principali sono la presenza di un tumore in atto diagnosticato, la gravidanza, e il fatto di essere portatore di pacemaker o defibrillatore. Vanno segnalate al primo incontro anche se ti sembrano scollegate dal mal di schiena, e vale anche per una gravidanza iniziale o soltanto sospetta. La verifica la faccio comunque nella valutazione, prima di proporre qualsiasi applicazione. Se una di queste condizioni è presente il percorso resta possibile con altri strumenti, impostato caso per caso e, dove serve, in accordo con il medico che ti segue.

Come la uso dentro un percorso per la schiena

Il ciclo non è mai un blocco a sé. Nella pratica la tecarterapia si combina quasi sempre con il lavoro manuale e con l’esercizio, e l’applicazione occupa una parte della seduta, non tutta. Lo schema tipico:

  • Valutazione iniziale: storia del dolore, come ti muovi, cosa lo accende, lettura di referti o della prescrizione, verifica delle condizioni che escludono la strumentale
  • Terapia manuale sulla zona lombare, sul bacino e sulle strutture vicine: è il lavoro con le mani che accompagna il ciclo, non un’aggiunta facoltativa
  • Applicazione di tecarterapia quando il quadro la rende utile, indicativamente 20-30 minuti, in genere su un ciclo di 4-5 sedute rivalutate strada per strada
  • Esercizio terapeutico introdotto presto e aggiornato seduta per seduta, perché è la parte che regge il risultato nel tempo
  • Gestione del carico quotidiano: come ti siedi, come sollevi, come organizzi la giornata di lavoro, cosa fare quando il dolore si riaccende

Un chiarimento organizzativo che evita fraintendimenti: le apparecchiature per tecar, laser e onde d’urto si trovano presso il centro Pegaso Salute di Pesaro, dove ricevo, e le terapie strumentali non sono disponibili a domicilio. A casa, e negli studi in cui non c’è la strumentale, il trattamento è manuale: valutazione, terapia manuale ed esercizio terapeutico. Se vuoi il quadro completo di come scelgo tra tecar, laser e onde d’urto lo trovi nella pagina dedicata; ricevo anche in studio a Colli al Metauro e lavoro a domicilio in tutta la provincia di Pesaro-Urbino, Fano e Marotta comprese, con la parte manuale del percorso.

FAQ — Le domande che mi fanno sulla tecar per il mal di schiena

Quante sedute servono?
Di solito 4-5, quasi sempre combinate con la terapia manuale. Il numero però non è deciso in partenza: lo rivaluto durante il percorso in base a come rispondi. Se dopo le prime sedute la risposta non è quella attesa, ne parliamo e cambiamo impostazione, invece di arrivare in fondo al ciclo per principio.

Fa male?
No, in genere è ben tollerata e molte persone la percepiscono come piacevole: la sensazione è di calore che sale gradualmente. L’intensità si regola sulla tua tolleranza, quindi se durante l’applicazione diventa eccessiva basta dirlo.

Serve la prescrizione dell’ortopedico?
Non è obbligatoria. Se ce l’hai e indica un ciclo di tecarterapia, la seguo e costruisco intorno la parte manuale. Se non ce l’hai, la valutazione la faccio io e da lì decidiamo se la strumentale ha senso nel tuo caso. In entrambe le situazioni porta con te eventuali referti o esami già fatti.

Si può fare a casa mia?
No. Le apparecchiature si trovano presso il centro Pegaso Salute di Pesaro, dove ricevo, e non sono disponibili a domicilio. A Fano, a Marotta e negli altri comuni della provincia di Pesaro-Urbino il trattamento domiciliare è manuale, con valutazione, terapia manuale ed esercizio: per molti mal di schiena è esattamente ciò che serve.

L’ho già fatta in passato e non è cambiato niente: ha senso riprovare?
Dipende da come era stato impostato il percorso. Se il ciclo era stato fatto da solo, senza lavoro manuale e senza esercizio, è frequente che l’effetto sia svanito con la fine delle applicazioni. Prima di ripetere qualcosa che non aveva funzionato preferisco rifare una valutazione: a volte la risposta è la stessa terapia inserita diversamente, altre volte è una strada differente.

Partiamo dal tuo mal di schiena, non dal macchinario

Se stai cercando un ciclo di tecar per la schiena, scrivimi e raccontami cosa senti, da quanto tempo, in quali movimenti e che cosa hai già provato, aggiungendo se hai una prescrizione ortopedica. Nella valutazione iniziale a Pesaro decidiamo insieme se la terapia strumentale ha un ruolo nel tuo caso e quale: se non serve te lo dico, ed è un’informazione che vale quanto una seduta.

Dott. Davide Diamantini — Fisioterapista con studio a Colli al Metauro e al centro Pegaso Salute di Pesaro. A domicilio in tutta la provincia di Pesaro-Urbino. Iscritto all’albo n. 799.

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