Onde d’urto per le tendinopatie: cosa aspettarsi da un ciclo

Sei mesi di dolore al tendine, e sul foglio c’è scritto: ciclo di onde d’urto

Il copione si ripete con poche varianti. Un dolore che va e viene da mesi, un’ecografia, una visita, e alla fine una riga sulla prescrizione: onde d’urto. Nessuno però spiega cosa aspettarsi davvero — quante sedute, quanto fa male, quando il dolore dovrebbe cambiare, e soprattutto cosa succede se il tendine continua a fare lo stesso lavoro di prima tra un’applicazione e l’altra.

Tra le persone che seguo al centro Pegaso Salute di Pesaro, dove ricevo, chi arriva per un ciclo di onde d’urto ha spesso già provato riposo, antinfiammatori, plantari o una fascia, e convive con il problema da abbastanza tempo per aver perso fiducia. È la condizione in cui si accetta qualsiasi proposta senza fare domande, ed è esattamente il momento in cui le domande servono di più.

L’idea diffusa è che le onde d’urto rompano la calcificazione, o che sciolgano l’infiammazione, e che con la fine del ciclo la faccenda sia chiusa. Il meccanismo è diverso e meno spettacolare: sono impulsi meccanici che attraversano il tessuto e agiscono come uno stimolo, spingendo il tendine a riattivare i propri processi di riparazione. Da qui deriva tutto il resto, compreso il motivo per cui un ciclo fatto da solo rende meno di un ciclo accompagnato da un lavoro di carico progressivo. Il tendine non si ripara perché è stato colpito: si ripara perché ricomincia a lavorare bene.

Dove si usano più spesso, e dove non sono la prima scelta

Sono le indicazioni tipiche, quelle per cui vengono proposte più frequentemente:

Situazioni in cui non partirei da qui:

  • Dolore comparso pochi giorni fa dopo un sovraccarico chiaro: spesso si gestisce modificando l’attività e con un lavoro graduale
  • Sospetta lesione o rottura di un tendine, che va prima inquadrata dal medico
  • Dolore che all’esame clinico non sembra provenire dal tendine, per esempio quando nasce più in alto, dalla schiena o dall’anca
  • Quando la causa del sovraccarico resta identica: scarpe inadeguate, un aumento improvviso degli allenamenti, un gesto lavorativo ripetuto
  • Quando la persona non ha intenzione di affiancare al ciclo il lavoro attivo: in questi casi lo dico prima, perché il risultato atteso cambia

Come si svolge un ciclo, nel concreto

Quante sedute e con quale ritmo — di solito 4-5, quasi sempre combinate con la terapia manuale, distribuite in genere a distanza di alcuni giorni l’una dall’altra. Il numero non è un pacchetto fissato in partenza: lo rivaluto durante il percorso, in base a come stai rispondendo.

Quanto dura l’applicazione — pochi minuti, indicativamente dai 5 ai 10, a cui si aggiunge la parte manuale del trattamento e l’esercizio. La seduta complessiva è quindi più lunga dell’applicazione in sé, e la prima volta dura di più perché comprende la valutazione.

Che sensazione danno — sono la più fastidiosa delle tre terapie strumentali che uso, e preferisco dirlo prima. La percezione è quella di colpi ritmici, sordi, concentrati in un punto. L’intensità viene calibrata sulla tua soglia di tolleranza e si può regolare durante l’applicazione: se il fastidio diventa eccessivo basta dirlo, non è una prova di resistenza.

Cosa succede nei giorni successivi — è frequente un aumento del fastidio nelle prime ventiquattro o quarantotto ore, a volte con un leggero arrossamento della zona. Tende a rientrare da solo e non indica che qualcosa sia andato storto. Se invece il dolore aumenta in modo netto e non si attenua, va segnalato: valutiamo se ridurre l’intensità o cambiare impostazione.

Cosa conviene evitare durante il ciclo — non è il momento per riprendere l’attività che ha fatto nascere il problema, né per aumentare i carichi di testa propria. Il tendine in quelle settimane è in una fase di rimodellamento e va guidato: quanto e come caricarlo è la parte del percorso che decidiamo insieme, seduta per seduta.

Funzionano? Quello che si può dire senza esagerare

Le onde d’urto sono tra le terapie fisiche più studiate in ambito muscolo-scheletrico, e le indicazioni disponibili le collocano tra le opzioni ragionevoli per le tendinopatie che durano da tempo, in particolare quando altre strade sono già state provate. Il quadro che emerge però è sempre lo stesso: i risultati migliori arrivano quando il ciclo è associato a un programma di esercizio, mentre l’applicazione isolata mostra effetti più modesti e meno stabili nel tempo. Non tutte le persone rispondono allo stesso modo, e su questo non voglio costruire aspettative: alcune riferiscono un cambiamento evidente già durante il ciclo, altre un miglioramento graduale nelle settimane successive, altre nessun beneficio apprezzabile.

C’è anche una questione di tempi che vale la pena mettere in chiaro all’inizio. Le tendinopatie di lunga durata hanno tempi di recupero lunghi, che si misurano in mesi e non in sedute, e questo vale con o senza terapia strumentale. Un ciclo che si conclude non è la fine del percorso: è il punto in cui il tendine può tollerare un carico progressivo, che è la parte che protegge il risultato nel tempo. Quando qualcuno mi chiede se dopo quattro sedute il dolore sarà passato, la risposta onesta è che non lo posso sapere, ma che in quel momento dovremmo essere in grado di dire se la strada sta funzionando.

Quando non si possono fare

Ci sono condizioni in cui le onde d’urto non si utilizzano, qualunque sia il tendine coinvolto: un tumore in atto diagnosticato, la gravidanza, e il fatto di essere portatore di pacemaker o defibrillatore. A queste si aggiungono situazioni che valuto caso per caso, come terapie anticoagulanti in corso, problemi della coagulazione, infezioni o lesioni della pelle nella zona da trattare. Segnalami sempre queste condizioni al primo incontro, anche se ti sembrano estranee al motivo della visita, e vale anche per una gravidanza iniziale o soltanto sospetta. La verifica la faccio comunque nella valutazione, prima di proporre qualsiasi applicazione: se una di queste condizioni è presente, il percorso resta possibile con altri strumenti, impostato insieme al medico che ti segue quando serve.

Come inserisco le onde d’urto in un percorso per il tendine

La strumentale non è mai il percorso, è uno strumento dentro il percorso. Per una tendinopatia questo significa che il ciclo si costruisce intorno al carico, e non il contrario:

  • Valutazione iniziale: da quanto dura, quali gesti lo accendono, come cammini o come corri, lettura di ecografie e referti, verifica delle condizioni che escludono la terapia
  • Applicazione di onde d’urto sul punto individuato clinicamente, pochi minuti, con intensità calibrata sulla tua tolleranza
  • Terapia manuale sul tendine e sulle strutture intorno, per rendere più tollerabile il lavoro attivo
  • Esercizio progressivo di carico: è il cuore del trattamento delle tendinopatie, e prosegue anche dopo la fine del ciclo
  • Correzione di ciò che sovraccarica: calzature, volumi di allenamento, gesti lavorativi ripetuti, appoggio del piede
  • Rientro graduale all’attività, con criteri concordati e non a sensazione

Sul dove, una precisazione utile: le apparecchiature si trovano presso il centro Pegaso Salute di Pesaro, dove ricevo, e le onde d’urto non sono disponibili a domicilio. Nella pagina sulle terapie strumentali spiego quando la terapia strumentale ha senso e quando non aggiunge nulla. Ricevo anche in studio a Colli al Metauro, e a domicilio in tutta la provincia di Pesaro-Urbino — Fano e Marotta comprese — dove il percorso per una tendinopatia si imposta con valutazione, terapia manuale ed esercizio: per molte tendinopatie è la parte che conta di più.

FAQ — Le domande più frequenti su un ciclo di onde d’urto

Quante sedute servono e ogni quanto si fanno?
In genere 4-5, quasi sempre combinate con la terapia manuale, distanziate di alcuni giorni. Il numero lo rivaluto durante il percorso: se dopo le prime sedute la risposta non è quella attesa, ne parliamo e si cambia impostazione invece di completare il ciclo per inerzia.

Fanno male?
Sono fastidiose, più di tecar e laser. L’applicazione però dura pochi minuti e l’intensità si regola sulla tua soglia: se durante la seduta il fastidio diventa eccessivo si abbassa. Molte persone lo descrivono come sopportabile proprio perché è breve.

Dopo la seduta posso allenarmi o camminare come sempre?
Nelle prime ore è normale un aumento del fastidio, quindi non è il momento per caricare il tendine più del solito. Cosa puoi fare e cosa conviene rimandare lo definiamo caso per caso: dipende dal tendine, dalla fase e dall’attività di cui stiamo parlando.

Si possono fare a casa mia, a Fano o a Marotta?
No. Le apparecchiature sono presso il centro Pegaso Salute di Pesaro, dove ricevo, e le terapie strumentali non vengono eseguite a domicilio. A domicilio, in tutta la provincia di Pesaro-Urbino, il percorso per una tendinopatia si fa con valutazione, terapia manuale ed esercizio progressivo; ricevo anche in studio a Colli al Metauro.

Se dopo il ciclo il dolore è ancora presente, cosa vuol dire?
Non necessariamente che la strada era sbagliata. Le tendinopatie di lunga durata migliorano su tempi che si misurano in mesi, e il ciclo serve soprattutto a rendere possibile il lavoro di carico che viene dopo. In quel momento rivalutiamo insieme: a volte si prosegue con la parte attiva, a volte è utile un nuovo confronto con l’ortopedico.

Un tendine che fa male da mesi merita un piano, non solo un ciclo

Se hai una prescrizione per le onde d’urto, o se stai valutando se abbia senso farle, scrivimi e raccontami dove hai male, da quanto tempo, quali gesti lo accendono e cosa hai già provato. Nella valutazione a Pesaro decidiamo se la strumentale ha un ruolo nel tuo caso e come costruire intorno la parte che protegge il risultato nel tempo. Se ritengo che non serva, te lo dico prima di iniziare.

Dott. Davide Diamantini — Fisioterapista con studio a Colli al Metauro e al centro Pegaso Salute di Pesaro. A domicilio in tutta la provincia di Pesaro-Urbino. Iscritto all’albo n. 799.

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