Quel dolore alla base del pollice che ti impedisce di aprire un barattolo
Ci sono gesti che prima non richiedevano nemmeno un pensiero: girare la chiave nella toppa, aprire un vasetto, strizzare uno straccio, sollevare una pentola per il manico. Poi arriva un dolore che si accende proprio lì, alla base del pollice, dove la mano incontra il polso. E quei gesti diventano il momento peggiore della giornata.
Nel mio studio a Colli al Metauro incontro spesso donne dai cinquant’anni in su che raccontano questa storia, quasi sempre con la stessa frase: “sto diventando debole di mano”. Non è debolezza generica, è un punto preciso che protesta quando stringi. Lo vedo anche tra i pazienti che seguo a domicilio a Fano e in provincia, dove il problema salta fuori parlando d’altro.
Il malinteso più diffuso è che sia “solo artrosi, quindi non c’è niente da fare, è l’età”. È vero che l’artrosi non si cancella e che nessuna terapia riporta indietro un’articolazione: sarebbe scorretto raccontartelo. Ma tra “guarire” e “arrendersi” c’è tutto lo spazio che conta davvero, cioè quanto male hai e quante cose riesci a fare. Ed è lì che la fisioterapia può incidere in molti casi.
Rizoartrosi o tunnel carpale? Due problemi diversi, che a volte convivono
È la confusione più frequente, perché entrambi riguardano mano e pollice. In realtà parlano linguaggi diversi: la rizoartrosi interessa l’articolazione alla base del pollice, il tunnel carpale nasce dalla compressione di un nervo al polso. Possono anche presentarsi insieme nella stessa mano, ed è uno dei motivi per cui la distinzione va fatta con una valutazione di persona.
Il quadro tipico della rizoartrosi somiglia a questo:
- Dolore localizzato alla base del pollice, in quella piccola zona che riesci a indicare con un dito
- Si accende con la presa di forza: barattoli, chiavi, rubinetti, strizzare, pizzicare, forbici
- Dolore meccanico: peggiora usando la mano, tende a calare quando la mano riposa
- Rigidità al mattino di breve durata, che si scioglie muovendo le dita
- Con il tempo un cambiamento nella forma: la base del pollice può apparire più prominente
Il tunnel carpale si presenta di solito così, e se ti riconosci in questa seconda descrizione il percorso di valutazione è diverso:
- Formicolii e intorpidimento più che dolore da presa, tipicamente a pollice, indice e medio
- Sintomi soprattutto notturni: ti svegliano, e viene istintivo scuotere la mano
- Mano addormentata al risveglio o dopo posizioni mantenute a lungo, per esempio guidando
- Oggetti che sfuggono per perdita di sensibilità, non perché il gesto faccia male
In presenza di formicolii persistenti, perdita di sensibilità o riduzione di forza è sempre opportuno un inquadramento medico: sono sintomi che vanno accertati, non interpretati a distanza.
Perché proprio la base del pollice
Un’articolazione molto sollecitata — Alla base del pollice c’è un’articolazione a forma di sella che permette al pollice di opporsi alle altre dita: è ciò che ci consente di afferrare, scrivere, cucire. Questa libertà ha un prezzo in stabilità, e la zona lavora sotto carichi sorprendenti: quando pizzichi qualcosa tra pollice e indice, lì si scarica una forza molte volte superiore.
Anni di gesti ripetuti — Non è una singola causa, ma la somma di molte richieste nel tempo: lavori manuali, cucito, giardinaggio, parrucchieri, chi lavora in cucina, chi ha cresciuto figli sollevandoli mille volte. La cartilagine si modifica gradualmente e l’articolazione diventa più sensibile al carico.
Predisposizione e cambiamenti ormonali — La rizoartrosi è più frequente nelle donne, in particolare dopo la menopausa, e spesso c’è familiarità: capita di sentire “anche mia madre aveva le mani così”. Sono fattori su cui non possiamo intervenire, e proprio per questo conviene concentrare le energie su quelli modificabili.
La stabilità muscolare che manca — Attorno alla base del pollice lavorano piccoli muscoli che ne governano la posizione durante la presa. Quando fa male li usiamo meno; usandoli meno perdono efficienza, e l’articolazione resta meno protetta proprio quando servirebbe di più. È un circolo che, con il lavoro giusto, in molti casi si può interrompere.
Si finisce sempre sotto i ferri?
Non sempre — ma nemmeno mai, e chi promette che l’intervento è sicuramente evitabile racconta una storia comoda. Le evidenze indicano che in una buona parte delle persone il percorso conservativo, fatto di gestione del carico, esercizio specifico e in molti casi di un tutore, permette di ridurre il dolore e mantenere una funzione soddisfacente a lungo. Molti convivono con la rizoartrosi per anni senza arrivare alla sala operatoria.
Quando però il dolore resta importante nonostante un percorso ben condotto, o l’articolazione è molto compromessa, la chirurgia è un’opzione appropriata e a volte la scelta più sensata. Chi valuta indicazione, tempi e tipo di intervento è l’ortopedico della mano: è una decisione medica, e lo stesso vale per la prescrizione del tutore e per l’eventuale terapia farmacologica o infiltrativa.
Il mio approccio alla rizoartrosi
L’obiettivo non è cancellare l’artrosi, ma abbassare il dolore e restituirti gesti quotidiani. Parto da cosa ti serve fare davvero — lavorare, cucinare, occuparti dei nipoti, tornare a cucire — e costruisco il percorso attorno a quello:
- Educazione al risparmio articolare: come modificare i gesti più aggressivi senza rinunciare alle attività, dagli utensili con impugnatura larga al modo di aprire i contenitori
- Esercizio terapeutico mirato per i muscoli che stabilizzano il pollice, dosato con attenzione perché qui il troppo e il troppo poco si assomigliano nei risultati
- Terapia manuale delicata su mano, polso e avambraccio, sulle rigidità che si accumulano attorno all’articolazione dolente
- Uso corretto del tutore quando è stato prescritto: quando indossarlo, per quanto, e come non diventarne dipendenti
- Adattamento delle attività quotidiane e lavorative, con soluzioni pratiche pensate sul tuo lavoro e sulla tua casa
- Riabilitazione dopo l’intervento, nei casi in cui l’ortopedico abbia scelto la strada chirurgica
Ricevo nello studio a Colli al Metauro e al centro Pegaso Salute di Pesaro, e lavoro a domicilio in tutta la provincia di Pesaro-Urbino, Fano e Marotta comprese. Per un problema come questo il domicilio ha un vantaggio concreto: guardiamo insieme la tua cucina, i tuoi attrezzi, gli oggetti che usi ogni giorno, e capiamo quali gesti stanno chiedendo troppo alla tua mano.
FAQ — Quello che mi chiedono più spesso sul dolore al pollice
Se l’artrosi non si guarisce, che senso ha la fisioterapia?
Perché dolore e funzione non dipendono solo da come appare l’articolazione in una radiografia. Capita di vedere immagini importanti in persone che usano bene la mano, e quadri più contenuti in persone molto limitate. Lavorando su come usi il pollice, sulla stabilità e sul carico, in molti casi si ottiene un miglioramento reale di dolore e autonomia.
Devo smettere di usare la mano per non peggiorare?
No, e sarebbe controproducente: l’immobilità favorisce rigidità e perdita di forza. Il punto non è usare meno la mano, ma usarla in modo diverso, riducendo i gesti che caricano di più l’articolazione e distribuendo lo sforzo.
Il tutore posso comprarlo in farmacia da solo?
Meglio di no. Esistono modelli diversi con funzioni diverse, e la scelta va fatta sul tuo quadro clinico: è una decisione che spetta al medico, spesso insieme a un tecnico ortopedico. Un tutore sbagliato, o portato nel modo sbagliato, può risultare inutile o addirittura limitante.
In quanto tempo si vedono dei risultati?
Dipende dal quadro di partenza e da quanto la mano viene sollecitata ogni giorno. Molte persone notano qualche differenza nei gesti quotidiani nell’arco di alcune settimane, mentre per un cambiamento più stabile serve in genere qualche mese di lavoro costante. Sono indicazioni di massima: non prometto tempi uguali per tutti, perché non esistono.
Ho difficoltà a spostarmi: si può fare qualcosa a casa?
Certo, ed è una richiesta comune tra i pazienti più avanti con gli anni. A domicilio copro Fano, Marotta e tutta la provincia di Pesaro-Urbino: valutazione, trattamento e programma di esercizi si fanno benissimo a casa tua. Se preferisci lo studio, ci vediamo a Colli al Metauro o al centro Pegaso Salute di Pesaro.
Non è “solo l’età”: si può fare qualcosa
Se hai smesso di comprare certi contenitori perché non riesci ad aprirli, o chiedi a qualcun altro di girarti la chiave nella porta, non è una cosa da mettere in conto agli anni che passano. È un problema con un nome, che va valutato e che in molti casi risponde bene a un percorso ben impostato. Scrivimi e raccontami cosa fai fatica a fare: da lì partiamo.
Dott. Davide Diamantini — Fisioterapista con studio a Colli al Metauro e al centro Pegaso Salute di Pesaro. A domicilio in tutta la provincia di Pesaro-Urbino. Iscritto all’albo n. 799.
